Massa Nova

Fra il Tre e il Quattrocento Massa fu un’ area molto appetibile per la sua posizione, sia dal punto di vista strategico che commerciale, per l’agevole collegamento, tramite la Via Francigena, tra gli Appennini e l’Italia Settentrionale. In questo periodo i comuni di Genova, Milano, Lucca, Pisa e Firenze si alternavano nel possesso del territorio. Come la situazione geopolitica appariva molto confusa anche le vicende artistiche locali risultavano tali. Una prima importazione culturale avvenne dai vicini centri di Lucca e Pisa con la Statua lignea di Jacopo della Quercia, lAnnunciazione di Antonio Pardini e l’antico Portale del Biduino nella Chiesa di San Leonardo al Frigido, ora conservato al Metropolitan Museum of Art di New York1.

Le cose cambiarono nel 1442 con l’avvento dei Malaspina. Firenze, che dal 1937 dominava il territorio apuano, ritenne necessario affidare Massa ad un soggetto di sicura fiducia, visto in Antonio Alberico Malaspina di Fosdinovo, il quale vantava una lunga e profonda amicizia con la Signoria Fiorentina. Alberico e il figlio Giacomo portarono da subito migliorie al Marchesato ampliando la fortezza medievale con la costruzione di un sontuoso palazzo rinascimentale che diventò la residenza signorile. In più commissionarono la costruzione del piccolo Convento e Chiesa di San Francesco, l’attuale cattedrale della città. La stabilità politica, gli interessi umanistici e la ripresa della lavorazione del marmo fecero di Massa un fertile terreno di incontro fra diverse tradizioni culturali e artistiche. Tra il 1481 ed il 1500 Bernardino del Castelletto, pittore di origine lombarda, dipinse un trittico con Madonna con Bambino e Santi per la Pieve di San Pietro e una tavola con lo stesso tema, per l’antico convento di S.Elisabetta in Massa Vecchia. L’impronta settentrionale è confermata anche dalla Madonna del Carmine per la Chiesa di San Giacomo Maggiore. Pietro Aprile, lombardo ma trapiantato a Genova, eseguì il Monumento funebre di Eleonora Malaspina, conservato nella Cripta Ducale del Duomo di Massa.

Oltre all’influenza settentrionale, gli importanti rapporti politici dei Malaspina con Firenze e i Medici portarono la crescita dell’attrazione artistica fiorentina. Lo stile fiorentino si nota nelle opere di Benedetto Buglioni agli inizi del XVI secolo, in particolare in una pala d’altare con Madonna e Santi, conservata ad Antona nella Chiesa di San Gemignano, e un’ altra per la Chiesa Di San Francesco, di cui sono rimasti solo dei frammenti. I legami familiari con i Medici, in seguito al matrimonio agli inizi del Cinquecento tra Ricciarda Malaspina e Lorenzo Cybo, nato dall’unione fra Franceschetto Cybo e Maddalena dei Medici (figlia di Lorenzo il Magnifico), avvicinarono ancor più il marchesato massese agli artisti fiorentini. Il Parmigianino eseguì il Ritratto di Lorenzo Cybo e il Pontormo il Ritratto Alessandro dei Medici. Con l’innesto dei Cybo la situazione artistica, che per anni aveva subito varie influenze, iniziò ad essere più chiara e indirizzata a favore di Firenze e dell’area toscana.

Nella metà del XVI secolo la cultura umanistica, il mecenatismo dei Cybo-Malaspina e la stabilità politica ed economica della città favorirono il nascere di due artisti locali di buon livello come lo scultore Felice Palma il pittore manierista Agostino Ghirlanda. Non è ancora chiara l’attribuzione del Crocifisso ligneo della Chiesa della Rocca se al Palma o al Michelangelo, la cui frequente presenza nel nostro territorio era legata al marmo, mentre sicuramente di fattura del Palma è la Deposizione, oggi al Museo Diocesiano ma originariamente collocata nel distrutto Oratorio di San Sebastiano.

L’ URBANISTICA DI ALBERICO I CYBO MALASPINA

“Al di 10 marzo 1557 si principiò a zappare et a fare i bastioni e i fossi per murare il borgo di Bagniara”
“Al di 10 zugno si de principio a murare ala piattaforma del Marchesato, la quale è sotto la piazza, con molte cerimonie e processioni”2.

Queste due date che i due maggiori cronisti locali del tempo, Gaspero Venturini e Tommaso Anniboni, fissarono come inizio dei lavori la prima, e atto fondativo di carattere rituale la seconda, sono momenti memorabili per la Città di Massa. Alberico I Cybo Malaspina aveva solo ventiquattro anni ad era marchese di Massa dal 1554. Il Signore era un uomo del Rinascimento in quanto possedeva una profonda cultura umanistica, si cimentava nella poesia, aveva opere di molti artisti del tempo, aveva una personalità complessa e poliedrica ed era interessato agli aspetti astrologici ed ermetici. Questo lo si nota anche dalla scelta delle date per la costruzione delle mura che all’epoca corrispondevano all’equinozio d’autunno e al solstizio d’estate3. Un primo e importante atto simbolico con cui Alberico iniziò il suo ampio progetto di fondazione urbana di Massa, che sarà Massa Nova o Massa Cybea 4.

Prima dei Cybo-Malaspina, l’agglomerato di Bagnara sotto la Rocca, dominato dal Castello e caratterizzato dall’antica Pieve di S.Pietro, aveva l’aspetto di un borgo cittadino medievale, con case disposte in ordine sparso e senza un’organizzazione geometrica5. Con Alberico I, questo agglomerato di case venne inglobato dalla cortina muraria, che aveva la forma di una grande stella pentagonale con una coda a cinque punte. Due le porte di entrata, una a Est-NordEst, dove sorge il sole in direzione Pietrasanta, chiamata Porta Toscana o Porta Martana, e una dall’atra parte della città in direzione Liguria, detta Porta San Francesco o Porta del Pino. Il nuovo sistema urbanistico della città era fondato soprattutto su due segni: il “bidente” di strade a nord del Palazzo Ducale (le attuali Via Dante e Via Cavour, che mettevano in collegamento la vecchia Pieve di San Pietro con la Chiesa di San Francesco) e il “tridente” a sud che collegano la Porta Martana con Piazza Mercurio e Piazza Bagnara, oggi Piazza Aranci (Via Etrusca, la Strada Martana e la Strada del Paradiso, rispettivamente oggi Via Alberica, Via Beatrice e Via Mario Bigini). Il “tridente” era in relazione col segno di Nettuno, il dio del mare, in ricordo delle antiche tradizioni marinare dei Cybo 6.

Per il progetto delle mura Alberico ebbe la consulenza dell’urbinate Baldassarre Lanci, l’architetto utilizzato per le mura di Lucca7. Al sorgere della cinta muraria, Massa Nova si andava arricchendo di sfarzose dimore in regola con lo spirito del tempo. Altri grandi architetti, come Stefano Bono di Lugano, Martino Fattore di Savigno e Lorenzo Gassani 8 contribuirono a far fiorire quella città che, per i caratteristici affreschi nelle pareti esterne dei suoi lussuosi palazzi, verrà anche chiamata Massa Picta, cioè Massa dipinta.

In questa fase di fervore, i Cybo-Malaspina ottennero dall’imperatore la concessione di coniare moneta, che portò ancor più ricchezza al Principato. Così fu favorito il commercio con concessione di licenze, costruiti mulini e aperte osterie e furono lastricate strade e piazze9. Via Etrusca, la strada più importante della città, venne completamente ristrutturata e dotata di importanti edifici, tra cui il Palazzo dei Cadetti, adibito ad accogliere i figli cadetti e forse anche quelli naturali dei Cybo-Malaspina 10. Fuori dalle mura, nei pressi della Porta Martana, Alberico I commissionò nel 1559 la costruzione della Chiesa Della Madonna del Monte e nella zona di Ponte a Colle, l’attuale Borgo del Ponte, un altra chiesa intitolata a S. Martino.

Sempre nella zona di Ponte a Colle, il signore predispose una fontana in marmo e fece costruire un bellissimo giardino rinascimentale nell’area di Camporimaldo, il Pomerio. Il giardino era un rifugio per la solitudine umanistica del Principe e i viali interni, ortogonali e obliqui, formavano la raffigurazione geometrica di una stella a otto punte, con un forte valore alchemico11. Era circondato da alte mura, ora per lo più distrutte, e con un bellissimo Portale in marmo. Ai lati della porta si ergono due busti in marmo che poggiano su una forma tronco-piramidale con base quadrata rovesciata, classica forma su cui nell’antica Grecia erano collocati i busti e le teste del Dio Ermes (il romano Mercurio).

Mercurio12 da cui prende il nome la piazza principale, chiamata all’epoca Piazza del Mercato o Piazza del Pozzo, è il soggetto di una imponente statua al centro di una grande vasca circolare nel mezzo della piazza che Alberico I fece innalzare. Al lato ovest della piazza un Portale in marmo, nel tempo andato distrutto, riccamente decorato, simile a quello del Pomerio, portava in Via Etrusca 13.

A pochi metri da Piazza Mercurio si trovava Piazza Bagnara, nella quale dominava la Chiesa di San Pietro. Questa, che prima di Alberico era in pessime condizioni, fu restaurata e trasformata in cattedrale. A dividere le due piazze il Palazzo Ducale a cui Alberico apportò modifiche e ampliamenti per renderlo l’abitazione stabile della sua famiglia. Anche il cosiddetto Palazzo rosso verrà consacrato in nome del dio del mare Nettuno, così come le arterie principali14.

Massa Cybea continuò poi a essere arricchita dal signore di fontane in marmo, giardini e pregievoli dimore anche fuori dalle mura. Tra Pariana e Altagnana collocò un’imponente opera denominata Le Sette Fontane, oggi purtroppo demolita. Nella zona di San Leonardo fece costruire un giardino sul tipo di quello di  Camporimaldo 15 e a Ponte a Colle, sul ciglio del fiume Frigido, la Villa della Cuncia, cinta da un’elegante loggia marmorea ed affrescata all’interno da Giovan Battista Ghirlanda 16. Altri paesi tra cui i più antichi comuni, Antona e San Vitale, possedevano chiese e opere importanti che contribuirono ad arricchire la bellezza artistica e culturale della nuova Città Ideale rinascimentale, manifesto del compimento del progetto della famiglia Cybo-Malaspina. Progetto che venne riconosciuto nel 1620 dall’imperatore Ferdinando II, il quale elevò il Principato di Massa a Città imperiale.

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  1. Corrado Lattanzi, I Bergamini – Architettura di corte nel ducato di Massa Carrara (Firenze: Amilcare Pizzi Editore, 1991), 21.
  2. Claudio Palandrani, Alberico e Massa – La città e il giardino (Massa: Alberto Ricciardi Editore, 2003), 38.
  3. Nel 1557 era in uso il Calendario Giuliano. Visto che il Calendario Gregoriano era in anticipo di 10 giorni, Papa Gregorio XIII, da cui prende il nome, recuperò in una sola notte ben dieci giorni. Così, nel 1557, le date del 10 marzo e del 10 giugno corrispondevano all’equinozio di primavera e al solstizio d’estate, tenendo presente che all’epoca il nuovo giorno iniziava con il tramonto del giorno precedente. Il segno dell’Ariete, seguendo la tradizione ermetica, dava inizio ai lavori dell’Opus. L’equinozio di primavera era dunque il momento in cui venne creato il mondo e può essere interpretato come concepimento, trovando affinità, in questo senso, con la tradizione cristiana. Se il 20 marzo è il concepimento, il 20 giugno sarà la nascita, nel segno del Cancro, quando il sole raggiunge il punto più alto tra le stelle.
  4. Claudio Palandrani, Alberico e Massa – La città e il giardino (Massa: Alberto Ricciardi Editore, 2003), 41.
  5. Gabriele Tognozzi, Il Palazzo dei Vescovi – Massa Ducale e Massa Vescovile in un momento rinnovato (Genova: Sofinpar Spa, 1995), 18.
  6. Corrado Lattanzi, I Bergamini – Architettura di corte nel ducato di Massa Carrara (Firenze: Amilcare Pizzi Editore, 1991), 7.
  7. Baldassarre Lanci fu allievo di Girolamo Genga, tra i più importanti architetti del XVI secolo, il quale conosceva alla perfezione le lezioni di Francesco di Giorgio Martini sulla Città antropomorfa e il suo Trattato di architettura.
  8. Beniamino Gemignani, Massa Carrara (Massarosa (LU): Edizioni del Testimone, 1972), 161.
  9. Claudio Giumelli e Olga Raffo Maggini, Il tempo di Alberico, 1553-1623 (Pisa: Pacini Editore, 1991), 58.
  10. Gabriele Tognozzi, Il Palazzo dei Vescovi – Massa Ducale e Massa Vescovile in un momento rinnovato (Genova: Sofinpar Spa, 1995), 26.
  11. La stella a otto punte esprime la manifestazione e il raggiungimento del fine trasmutativo dell’Opus.
  12. Mercurio è la chiave di lettura di tutta la simbologia ermetica del marchese di Massa. Simbolo dell’Opus alchemico, è inoltre protettore dei viaggiatori, dei ladri e dei commercianti, è messaggiero degli dei e dio psicopompo al quale spetta il compito di trasportare le anime nel regno dei morti. Quindi ha una duplice funzione di contatto con la dimensione celeste e gli inferi. Piazza Mercurio, nell’idea di città come corpo teorizzata da Francesco di Giorgio Martini nel suo trattato I di Architettura, è l’addome e la fontana è il suo ombellico.
  13. Claudio Palandrani, Alberico e Massa – La città e il giardino (Massa: Alberto Ricciardi Editore, 2003), 141.
  14. Corrado Lattanzi, I Bergamini – Architettura di corte nel ducato di Massa Carrara (Firenze: Amilcare Pizzi Editore, 1991), 9.
  15. Michele Finelli, Franca Leverotti e MarcoManfredi, Storia illustrata di Massa (Pisa: Pacini Editore, 2010), 87).
  16. Beniamino Gemignani, Massa Carrara (Massarosa (LU): Edizioni del Testimone, 1972), 177.